AWARE, Interview by Ilaria Bochicchio

IVAN DE MENIS

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giovedì 8 ottobre 2015

AWARE, Interview by Ilaria Bochicchio

La galleria Project B, nata a Milano nel 2005, dall’idea di Emanuele Bonomi porta in Italia gli interpreti della Young British Art. L’obiettivo è far conoscere artisti di altre aree geografiche poco conosciuti a livello internazionale. ProjectB organizza ogni anno un osservatorio sulle nuove generazioni curato da Carlotta Loverini Botta, per dare spazio al lavoro dei giovani artisti e curatori europei.

In quest’occasione la galleria presenta la prima personale a Milano dell’artista italiano Ivan De Menis. “Compressioni” il titolo dell’esposizione che prevede sedici opere di varie dimensioni.

Per noi di Aware in anteprima l’intervista dell’artista.

Quando e com’è iniziata la tua ricerca sulla materia e su questa particolare tecnica che caratterizza la serie “Compressioni”?

Fin dalle primissime opere ai tempi dell’accademia ho sempre lavorato sulla materia e sul volume con sovrapposizione di materiali come il feltro e la garza. Nell’ultima serie delle Compressioni ho voluto mescolare tecniche cosiddette tradizionali, come la pittura ad olio in repulsione con pigmenti all’acqua su tela di cotone, e materiali contemporanei come la resina epossidica, per poi inscatolare l’opera con panelli di polistirolo pressati sulla tela stessa. Un’operazione di apertura e chiusura verso l’esterno che ripeto quasi all’infinito per cristallizzare lo scorrere del tempo a ogni stratificazione; un processo che si interrompe veramente solo con la collocazione finale dell’opera nello spazio. Le Compressioni sono una continuazione del percorso delle Tessere, in cui la resina diviene protagonista strato dopo strato. 

I colori e le nuance che sfumano ai lati delle superfici creano interazioni e contrasti tra il piano delle opere e i lati, questa tecnica è per te modulabile oppure preferisci che sia la materia stessa a “scegliere”?

Nelle mie opere è evidente un contrasto tra la superficie e il bordo dell’opera: nella prima ricerco tonalità date dalla sovrapposizione degli strati di resina, cercando di domare la materia; nel secondo lascio libero il percorso di colature di colore e segni dei vari ingabbiamenti realizzati con il plexiglass, segno del mio vissuto con l’opera. 

Parli del tempo come elemento fondamentale del tuo lavoro, una tela di Penelope fatta di colori che tu vai a comporre, è un lavoro che richiede molta sapienza manuale?

Il mio lavoro è legato al tempo. Tessere, Rette, Tondi Compressioni completano passo dopo passo il mio alfabeto personaleIl tempo diventa fulcro del mio lavoro, una sorta di ossessione. Le mie sono opere che decido di interrompere ad un certo punto, potrebbero evolvere all’infinito. Sì, richiedono una particolare abilità manuale, anche se penso che ogni Artista agisca con spontaneità e naturalezza.

La rigidità scultorea dell’opera compiuta si traduce per te nella soddisfazione di aver in qualche modo “imprigionato” il tempo?

L’opera cresce lentamente e vive con me per un periodo. Sulla superficie sono evidenti i segni della volontà di controllare e bloccare il tempo; assieme alla consapevolezza dell’impossibilità di farlo. Ogni colata di resina diviene una sorta di cupola che protegge e in qualche modo imprigiona il tempo come in preziosi scrigni.

Quali sono stati gli artisti che ti hanno, in qualche modo, accompagnato o influenzato durante la tua personale ricerca artistica?

Gli artisti che mi hanno accompagnato e talvolta influenzato sono soprattutto Giorgio Morandi, Lawrence Carroll, David Lindberg e Donald Baechler.