SANTY

ITALIAN ROOTS
JAN 01 | FEB 27 2009


exhibition
biography
artist news









COSCIENZA | 2008 | ACQUAFORTE E ACQUATINTA | 93x123CM | ED. 1/3

SANTY ITALIAN ROOTS
Testi di Davide Giannella

Quotidianamente siamo portati alla ricerca di novità, di qualcosa che ci possa fornire l’idea di vivere il presente costantemente proiettati in una dimensione futura, come se ogni giorno non fosse altro che l’anticamera di quello successivo. Questa concezione del tempo e del vissuto, sul piano pratico ed estetico ha molteplici risvolti. Sempre più diffuse sono infatti quelle ricerche volte alla creazione di linguaggi espressivi ridotti all’osso, appiattiti secondo estremi criteri di linearità, leggerezza e pulizia formale. Ogni nesso con il passato, strumento principe nella lettura del reale attraverso analogie e rimandi, è tendenzialmente cancellato. Che si tratti di arte, design o moda, evidente è come ognuno di questi ambiti sia pervaso dal tentativo costante di risultare in qualche modo avanguardistico e di respiro internazionale, con il risultato - fatta eccezione di alcuni casi eccellenti ed assolutamente utili al comune progresso - di apparire in definitiva sorpassato e provinciale, perdendo così ogni senso di contemporaneità.

Questa analisi è il presupposto dal quale parte la riflessione artistica di Santy e sta alla base di ITALIAN ROOTS, serie di opere realizzata in esclusiva per Project B.
L’indagine di questo artista si focalizza infatti sulle tradizioni culturali ed artistiche del nostro paese, di come si sono evolute e di come sono state e vengono influenzate da mutamenti storici e sociali sempre più repentini. Nella sua opera convivono quindi in equilibrio, l’amore per le tecniche incisorie antiche e l’immaginario pop, il concetto di opera unica e di riproducibilità dell’oggetto artistico, il respiro compositivo dei vedutisti napoletani e l’utilizzo di icone forti tipico della street art.

Forte dei propri studi accademici, Santy fa della tecnica non un semplice strumento della creatività, bensì un elemento di riflessione sull’importanza della diretta realizzazione dell’opera da parte dell’artista. Grande attenzione è quindi posta sul lavoro, oltre che concettuale, anche materiale.

Tale approccio è tradotto nella scelta espositiva della mostra. Le lastre di metallo, incise secondo la pratica cinquecentesca, da matrici del processo di stampa calcografico divengono opere uniche, incorniciate come opere finite. Tale operazione, oltre a conferire un’aura inaspettata alle lastre in zinco, valorizza ulteriormente le stampe e i monotipi, impedendone ulteriori riproduzioni.

Le opere di maggiore estensione sono il luogo di una commistione di linguaggi.
Il paesaggio urbano contemporaneo, privato di elementi umani, è descritto attraverso soluzioni estetiche dal sapore antico, vedutistico. Ad esso si sovrappone un particolare di grandi dimensioni, un elemento iconico che rimanda alla presenza umana in maniera indiretta. Il racconto interno ad ogni opera prende forma definitiva solo grazie all’intervento del fruitore chiamato a mettere in relazione i vari piani ed elementi compositivi dell’opera, filtrandoli con il proprio bagaglio culturale ed esistenziale. Racconti suggestivi che stimolano da una parte la riflessione su un passato comune e dall’altra l’immaginazione su quanto possa essere descritto dall’autore.

Nella seconda serie di lastre è riconoscibile un tributo di Santy all’iconografia delle credenze popolari e a figure dal forte carattere evocativo. Soggetti appartenenti ad un lontano passato sono descritti secondo linee estetiche attuali, andandone a rimarcare l’assolutezza, la capacità di veicolare tematiche universali e non storicizzabili. Gli stessi sfondi, dal punto di vista compositivo riconducibili alla tecnica incisoria di maniera, rimandano direttamente all’artista grazie allo stile netto e chiaro che Santy mutua dalla sua esperienza in ambito urbano.

Un corpo di opere che attraverso la commistione di linguaggi e tecniche appartenenti ad epoche differenti, rimanda alla necessità di indagare il proprio passato e le proprie radici in funzione di un fare che davvero possa definirsi contemporaneo.