PANACEA

marzo 2018

HUGO WILSON

PANACEA

ProjectB è felice di presentare Panacea, la terza personale in galleria dell’artista Hugo Wilson.

Dieci, tra olii e carboncini di varie dimensioni, le visualizzazioni in mostra del personale mondo di Hugo Wilson, il quale nei suoi dipinti crea realtà parallele tramite diverse fonti quali Maestri della storia dell’arte, video games, immagini tratte da YouTube e molte altre in grado di guidare lo spettatore verso la rottura di schemi mentali ed interpretativi che abitualmente lo ingabbiano. 

Il rimedio - o meglio la Panacea - che Wilson propone per affrancare lo spettatore dalle categorizzazioni messe in atto dal cervello e per fornire una chiave di lettura alternativa a ciò che ci circonda, parte dalla semplice decontestualizzazione di soggetti reali (Troop e Vanner); per approdare all’iper-referenzialità di opere come Last Supper, Dancers, e Damned, in cui l’artista, pur mantenendo la costruzione dei grandi capolavori della storia dell’arte cui si ispira (L’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci, Venere Domanda a Vulcano le Armi per Enea di Anthony Van Dyck e Il Giorno del Giudizio di Peter Paul Rubens), ne propone una sua personalissima rilettura, in bilico tra figurazione ed astrazione. A formare il vocabolario di Hugo Wilson contribuiscono anche curiosi concorsi canini e particolari studi scientifici: nascono così Derby Mushroom, in cui dipinge un fungo reso fluorescente dalla contaminazione con il DNA di una medusa e Groomed che ritrae un innocente barboncino usato come tela vivente per il diletto del padrone.

L’artista, in pratica, gioca con lo spettatore, sfidandolo su diverse scacchiere e muovendo pedine sempre nuove; lo confonde, smontando e rimontando realtà e apparenza in un gioco di affermazione / negazione volto a dar corpo alla sua personale concezione artistica.

La capacità di Wilson di manipolare le immagini e la percezione che lo spettatore ha di esse non potrebbe essere descritta con espressione più pertinente di quella usata con felice intuizione da una sua vicina per descrivere la sua opera: “E’ come Dio, ma non lo è”.